mercoledì 26 maggio 2010

il paahahahahrto (seconda parte)

Ma stanca de che? Appena i familiari voltano l'angolo, stabilisco risoluta di non avere alcuna intenzione di passare in ospedale un'intera settimana, tra pre e post-parto.

Decido di fare l'unica cosa in mio potere, cioè applicare i buoni vecchi metodi della nonna.

Leggende bucoliche narrano di donne che hanno mietuto il grano nei campi fino alle sei di sera, poi sono tornate a casa e hanno partorito: in agosto di grano da mietere non ce n'era più di sicuro, ma potevo pur sempre camminare...

...non è dato sapere se sia stato per merito delle passeggiate notturne lungo il corridoio del reparto maternità o a causa del famigerato gel che finalmente aveva fatto il suo dovere, ma tant'è: erano iniziate le contrazioni. Quello era il mio primo parto, ma dal male che facevano, per quanto inesperta, persino io avevo capito che stavolta erano quelle giuste. Decido stoicamente di resistere per un po', poi la mia compagna di stanza vedendomi bianca tipo fantasma e tutta sudata, chiama un'infermiera.

Ripetono il monitoraggio e la visita: "Cara, non c' è fretta: sei dilatata di neanche due centimetri!". Le ultime parole famose: un minuto dopo si rompono le acque e un quarto d'ora dopo ero già dilatata di 10 centimetri. Ometto la descrizione dei dolori da 1 a 10 (cm)!

A questo punto, accenno timidamente al fatto di voler telefonare a mio marito: "Cara, aspetta di riprenderti dalla fase acuta del dolore, altrimenti al poverino viene un accidente!" Trascurerò di dire che "al poverino" un accidente, in quel momento, lo avrei augurato io

il paahahahahrto (primo atto)

Premetto che la Cartolina evidentemente si trovava bene nel mio pancione, perché non aveva proprio nessuna voglia di uscirne.
Unica soluzione, trascorse le fatidiche due settimane dalla data presunta del parto: indurre le contrazioni.
Mi ricoverano la mattina del 1° agosto, ecografia di controllo e inserimento in vagina della prima dose di gel per stimolare le contrazioni uterine. Qualche dolorino, poi più nulla. L'applicazione del gel verrà ripetuta, mi pare, circa 6 ore dopo (ma la memoria potrebbe ingannarmi!). Mi sento virtuosa: inutile stare in due per una giornata intera in ospedale. Sarei tornata volentieri a casa io, lasciando mio marito ad occupare il mio letto in corsia, ma sono generosa e lo mando a casa a riposare. Alle cinque del pomeriggio viene ripetuta l'applicazione del gel: questa volta i dolori si fanno un po' più forti..e sono tutti dorsali...ma verso le 18 è di nuovo calma piatta. Mi illudo che la prossima somministrazione sia quella decisiva. Faccio due conti: 17+6=23, verso le undici di sera ripeteranno la somministrazione del gel e sono certa che sarà la volta buona. Ma verso le 21 arriva il mio ginecologo che mi dice di stare tranquilla e di prepararmi ad un "buon sonno ristoratore", perché durante la notte non mi verrà somministrato proprio nulla. Tutto l'iter ricomincerà il mattino dopo e, se anche all'indomani non ci saranno sviluppi, si opterà eventualmente per il cesareo.
Ma quale "sonno ristoratore"?? Io che speravo di cavarmela in fretta! Si prospettavano invece tre giorni di ricovero ospedaliero PRE-parto! Vagamente abbacchiata, ricevo la visita della quasi-nonna (mia mamma) e di mio marito che, persona dolcissima, vorrebbe addirittura farmi compagnia durante la notte: rimando a casa entrambi dicendo che sono stanca e preferisco dormire, che ora non ha senso scomodare nessuno di loro e che avrò sicuramente più bisogno nei giorni a seguire. Baci e abbracci e se ne vanno.

perché un blog?

...e perché no?
Il fatto che io abbia aperto un blog a due anni dalla nascita della Cartolina, la dice lunga sul tempo che ho avuto a mia disposizione negli ultimi 24 mesi.
Scopo del blog? Essere politicamente scorretta - come da sottotitolo - cioè raccontare le cose come stanno, senza edulcorare la realtà quotidiana dell'essere mamma.

...sono una mamma...

Sono giunta alla conclusione che fare la mamma sia qualcosa a metà strada tra il ripetere azioni e gesti che altri hanno già compiuto prima di noi (e per noi) e la pura improvvisazione teatrale.
Dunque, che si spengano le luci...e il pubblico in sala faccia silenzio, perché lo spettacolo sta per cominciare e il sipario si sta già alzando....